La bandiera del Fascio Femminile tifernate.

Fascio Femminile e assistenza

Sin dalla sua fondazione, nel marzo del 1926, il Fascio Femminile di Città di Castello aveva trovato una guida energica ed autorevole in Angelina Torrioli Dernini. Rimase segretaria fino alla morte, nel 1936. Fu lei, quindi, a gettare le basi di tutta l’attività delle donne fasciste in campo educativo e assistenziale.

Il regime chiamò la donna a recitare una parte attiva nell’edificazione della nuova società fascista, valorizzandola però soprattutto nei ruoli tradizionalmente femminili di madre e perno della famiglia, di educatrice e di operatrice nel campo del volontariato assistenziale. Nel contempo, proprio in virtù della sua centralità nella vita comunitaria e della sua penetrazione, con le iniziative filantropiche, tra gli strati più disagiati della popolazione, le affidò il compito di diffondere gli ideali fascisti e di accrescere e consolidare il consenso verso il regime.

Una rappresentazione emblematica dell’idea di donna in epoca fascista l’offre il discorso pronunciato da una giovane tifernate in occasione della consegna delle fiamme alle organizzazioni femminili dell’ONB: “Si è compreso che nella vita di una nazione l’opera della donna è di immensa importanza, e che vana e inutile è l’ascesa di un popolo se di questa ascesa non fa partecipe e interprete la donna, se questa non vi porta quell’elemento di gentilezza e di bontà che è indispensabile perché ogni movimento sia fedele a quell’ideale da cui prese le mosse. Il Fascismo ci vuole dunque, o Giovani Italiane, non fredde bambole o gingilli da salotto, e neppure esponenti di un esagerato femminismo in contrasto con la nostra anima latina: ci vuole consapevoli della nostra missione che è fatta di virtù, di fierezza, di sacrificio; ci vuole capaci di esplicare la nostra missione che è di capitale importanza per la Patria nella santità delle pareti domestiche o nella carità delle opere assistenziali del Regime”.

Le aderenti ai Fasci Femminili e le giovani fasciste si dedicarono con impegno a ogni attività di volontariato  di tipo assistenziale ed educativo: le colonie di vacanza, il Doposcuola Principe di Piemonte, il Patronato Scolastico, la distribuzione dei pacchi dono per la Befana Fascista e di viveri e vestiario agli indigenti, l’assistenza a puerpere e gestanti dei ceti meno abbienti e ai loro figli.….

 

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