Ritratto giovanile di Giuseppe Mazzini.
Impiccagione dei patrioti Giuseppe Silvati e Michele Morelli nel 1822 (disegno di Edoardo Matania, 1889).

Scontento e sospetti

Poche informazioni abbiamo sui fermenti politici che sul finire degli anni ’20 potevano muoversi sotto l’apparente coltre di una società statica e sonnacchiosa. Innanzitutto vi erano ampi settori della popolazione per niente disposti a tollerare le ingiustizie. Ne fa fede una lettera anonima inviata, proprio “in nome della popolazione di Città di Castello”, al delegato apostolico di Perugia nel 1827 e da lui trasmessa al segretario di Stato. Metteva duramente sotto accusa gli ultimi governatori tifernati, ritenendo che essi – si legge nel documento – “non abbiano amministrato con la dovuta rettitudine la giustizia, e che non abbiano serbato il contegno proprio della importante carica da loro sostenuta”; ed elencava dure accuse: “che siasi fatto nei giudizi civili prevalere il ricco sul povero, lo scaltro curiale sul dotto legista; che i progetti per lo miglioramento dell’amministrazione comunicativa siansi lasciati maliziosamente nell’oblio; che arbitri delle criminali decisioni sieno stati l’interesse e la malafede”. La lettera anonima rivelava l’esistenza di uno scontento diffuso, ma non allarmò più di tanto i funzionari governativi, dal momento che sembravano in gioco questioni prettamente locali. Due anni dopo il malumore sarebbe sfociato in una manifestazione di protesta anche nella vicina Citerna, quando apparvero sui muri delle scritte polemiche contro le autorità civili ed ecclesiastiche del paese.
Qualche preoccupazione la destò nel 1830 la Società degli Intrepidi, un’associazione giovanile che promuoveva spettacoli teatrali anche con intenti satirici. La polizia si mosse subito per acquisire “segrete informazioni sul vero scopo” della Società: temeva infatti che sotto l’apparente intento culturale si celassero fini politici. Del resto il capo degli Intrepidi veniva considerato “non immune da qualche pregiudizio”, così come “soggetti di eccezzionabile condotta” apparivano diversi esponenti dell’associazione.

Piccole cose, che però sottolineano la soffocante pressione che gravava su coloro che in qualche modo avrebbero potuto non solo organizzare il dissenso, ma semplicemente esprimere opinioni critiche.

 

L’articolo è un estratto, privo delle note che corredano il testo di Alvaro Tacchini nel volume: Alvaro Tacchini – Antonella Lignani, “Il Risorgimento a Città di Castello” (Petruzzi Editore, Città di Castello 2010).