Piantagione di tabacco.
Sergio Rossi, procuratore della Fattoria.
Dino Garinei, direttore della Fattoria.

L’antefatto

 

Nel 1910 alcuni importanti coltivatori di tabacco del Tifernate si associarono per dar vita a un esperimento di “cooperazione con lo Stato”: avrebbero cioè provveduto alla raccolta del prodotto “allo stato secco”, per poi effettuare in un magazzino in città le operazioni di cernita e di imbottamento delle foglie, in stretta sinergia con il Monopolio. Individuarono come locale per il lavoro di cernita la Palazzina Vitelli, messa a disposizione dalla principessa Isabella Rondinelli Vitelli in Boncompagni Ludovisi. Poi, “per eseguire l’imbottamento del tabacco”, nel gennaio 1911 presero in affitto dal Comune anche un ambiente al pianterreno dell’ex convento di San Francesco. A rappresentare il piccolo nucleo di proprietari era il dottor Sergio Rossi.
Contemporaneamente un gruppo di 57 coltivatori di tabacco altotiberini costituirono a Città di Castello una sezione del Sindacato per l’Esportazione dei Tabacchi Coltivati in Italia. Di essi, 22 risiedevano a Monterchi, 8 a Città di Castello, 8 ad Anghiari e 5 a Sansepolcro. Il Sindacato si impegnava ad acquistare il prodotto da essi coltivato, quindi raccolto, selezionato e imbottato nei magazzini aperti a Monterchi e a Città di Castello. Qui prese in affitto dall’Opera Pia Muzi-Betti degli ambienti dell’ex convento di San Domenico nell’allora Via in Pareti. A dirigere il magazzino fu inviato Dino Garinei. Il dissesto finanziario del Sindacato indusse i possidenti a costituire, nel marzo del 1911, il Consorzio Cooperativo fra i Coltivatori di Tabacco in Città di Castello, organismo da tenere in vita solo fino alla vendita del prodotto di quell’anno. Per effettuare la cernita e l’imbottamento del tabacco, il Consorzio ottenne di poter usufruire della sede presa in affitto dal Sindacato.