Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

Mappa interattiva

L'influenza "spagnola" nell'Alta Valle del Tevere: gli articoli
La pandemia di Coronavirus del 2020 (Covid-19) richiama la drammatica memoria di quanto avvenne nel 1918-1919, sempre a livello mondiale, per la cosiddetta “influenza spagnola” (H1N1). Gli articoli che seguono ne ricostruiscono la storia nella nostra valle. Si trattò di un evento sconvolgente, che localmente causò la morte di più di mille persone solamente nell’ultimo trimestre del 1918. Quella di allora era una società assai povera, con gravi carenze igieniche e con un modesto livello di assistenza sanitaria, culturalmente e socialmente meno pronta ad affrontare una emergenza così grave. Per di più, una società stremata da quattro anni di guerra.

Attenzione! Nel riproporre questi testi – già pubblicati nel 2008 – non si vuole incupire ancor più lo stato d’animo di una opinione pubblica già preoccupata per quanto sta avvenendo. Anzi! Queste conoscenze storiche ci possono aiutare ad apprezzare maggiormente quanto la nostra società sia evoluta negli ultimi cento anni dai punti di vista della democrazia, delle condizioni sociali (soprattutto in campo alimentare e igienico), dell’assistenza sanitaria, della cultura di base, del tessuto istituzionale e associativo. Una ragione in più per combattere insieme la sfida del Coronavirus, in sintonia con le autorità politiche, amministrative e scientifiche.

I testi completi degli articoli, corredati dalle note, sono nel mio volume “L’Alta Valle del Tevere e la Grande Guerra”.

L’influenza “spagnola”: quando e come dilagò

Nell’autunno del 1918, mentre sul Piave divampava la battaglia decisiva della Grande Guerra, la popolazione italiana fu messa a dura prova da un’ulteriore drammatica avversità. Investì anche il nostro Paese una forma influenzale che si stava diffondendo in tutto il mondo con un impatto catastrofico. Fu chiamata “spagnola”, perché si riteneva – ma le indagine storiche l’hanno smentito –...

Ottobre 1918: si tenta di minimizzare

In Italia, la scarsezza di notizie sull’epidemia è dovuta anche alla rigida censura imposta dal governo, preoccupato per le ripercussioni sul morale delle truppe, provate da quattro anni di guerra e impegnate nello sforzo decisivo per sconfiggere le forze armate austro-ungariche. Inoltre impensieriva anche il cosiddetto “fronte interno”, cioè la volontà e la capacità del popolo italiano, già stremato...

Profilassi e alimentazione popolare

La mancanza di una terapia in grado di contrastare il morbo costrinse a porre l’accento sulla profilassi. Due ordinanze del Comune di San Giustino esemplificano le indicazione profilattiche comunicate alla popolazione all’inizio dell’epidemia di “febbre spagnola”.  Si raccomandava innanzitutto il rispetto dell’igiene (“la propagazione non si verificherà se la pulizia sarà osservata”)...

L’igiene pubblica

Il dilagare della “spagnola” fu favorito dalla problematiche condizioni igieniche in cui si viveva all’epoca. Una estrema vulnerabilità sia dei centri urbani che della campagna. Lo confermano cronache e documenti di archivio. “Le immondizie si trovano ovunque nel nostro paese”, si legge in un articolo su Sansepolcro, che lamentava la mancata vigilanza da parte dei vigili urbani; anche un consigliere comunale sollecitò...

La “spagnola” a Città di Castello e nella valle del Nestoro

Poco dopo la metà di settembre i periodici locali iniziarono a trattare diffusamente della “febbre spagnola”, rivelando la crescente preoccupazione dei cittadini più consapevoli del rischio che si stava per correre. Non a caso i socialisti accusarono di “insipienza” l’amministrazione comunale, per non aver provveduto a disinfettare le strade e a ispezionare i vicoli di una frazione, dopo che un focolaio...

La “spagnola” nel territorio di San Giustino

L’evolvere dell’epidemia nel territorio di San Giustino è documentato soprattutto dalla corrispondenza, talora frenetica, tra l’allora pro-sindaco, Domenico Bastianoni, e il prefetto. A fine settembre vi erano stati due decessi e continuavano a giungere segnalazioni di nuovi casi di “spagnola” (“qui sembra metta piede ora”). Bastianoni dovette insistere perché gli fossero inviati da Perugia...

L’epidemia a Umbertide

Le autorità municipali di Umbertide segnalarono al prefetto la comparsa dell’influenza il 19 settembre. Da allora lo informarono con regolarità sull’andamento dell’epidemia. Lo stesso prefetto del resto aveva dato severe disposizioni per monitorarne in modo attento e metodico la diffusione. Proprio i bollettini inviati dal comune umbertidese costituiscono una preziosa fonte di informazione. A settembre furono eseguite...

Sansepolcro: la “spagnola” tra i prigionieri di Aboca

In una corrispondenza da Sansepolcro il 28 settembre 1918, “La Rivendicazione” dette notizia della recrudescenza, da fine agosto, di una forma influenzale che a primavera era stata fatale a qualche soldato del distaccamento locale. E affermò che a nulla erano valse le sollecitazioni all’ufficio di igiene per eliminare i pericolosi focolai di infezione: “Il nostro paese è stato così negletto, così...

Pieve Santo Stefano: la riconoscenza verso un medico militare. La “spagnola” tra i militari

A fine anno il sindaco di Pieve Santo Stefano telegrafò al prefetto che l’epidemia era “completamente cessata” sin dai primi di dicembre. In realtà si verificarono altri casi, anche mortali. Pieve comunque pagò un tributo meno pesante di altre aree della valle. A ciò contribuì un medico militare, il tenente medico Angiolo Schenone, che vi si trattenne dall’8 ottobre alla fine del mese per...