Atlante della Memoria

Alta Valle del Tevere 1943-1944

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Giovani per il mondo

Danio Campanelli. Un tifernate all'Organizzazione mondiale del Commercio

“Qui la crisi è vissuta solo attraverso le notizie che vengono dagli altri Paesi. Con un tasso di disoccupazione al 3,5%, un potere d'acquisto accresciuto grazie a una moneta forte e un salario minimo per legge fissato a circa 3.000 euro, qui la crisi non esiste”.
Non si tratta di una battuta umoristica... Per quanto possa sembrare strano, c'è un Paese che non conosce questa maledetta crisi economica. È la Svizzera, e a parlarcene è Danio Campanelli, un giovane tifernate che vive a Ginevra.
L'Italia, che pure ama, per certi aspetti gli pare ormai distante: “Ammetto che, abituato agli standard in cui vivo ormai da 13 anni, non so se sarei capace di riadattarmi al contesto italiano. L'instabilità politica, la disoccupazione, l'elevato tasso di criminalità, i 'figli di' che ti passano davanti senza meriti, il traffico disordinato, la fila alla posta, i programmi-spazzatura, le cartacce per strada, sono alcuni degli aspetti negativi del nostro Paese che non ho qui e non mi mancano”. E ancora: “I rapporti umani qui sono molto cordiali anche se più freddi rispetto all'Italia. C'è molto rispetto per il prossimo. La corruzione è praticamente inesistente, come pure i conflitti d'interesse e i favoritismi”.
Danio confessa l'imbarazzo che talvolta prova, come italiano, per la brutta immagine che trasmettiamo all'estero: “Mi fa un certo sgradevole effetto ritrovarmi in discussioni il cui oggetto sono gli eccessi italiani: Berlusconi, Beppe Grillo o altri fenomeni tipici del nostro Paese, visti da di qua delle Alpi risultano ancora più eccessivi”.
Ha quasi 39 anni, Danio. È sposato con Emmanuelle e ha un figlio di tre anni, Hector. Lavora a Ginevra ed è bene integrato: “L'opportunità di avere una vita gratificante in una regione stabile, ricca e sicura, è un dono del cielo che non voglio sprecare, soprattutto ora che da padre è mio dovere offrire il meglio a mio figlio, come i miei l'hanno fatto con me. E poi ormai questi luoghi sono diventati i miei luoghi. Avendo casa e famiglia qua, ed essendomi ormai abituato alla lingua e ai costumi locali, sto vivendo una fase piacevolmente strana, in cui mi sento a casa tanto qua che a Città di Castello”.
Lavorando da 13 anni a Ginevra, Danio si sente ormai suo cittadino d'adozione: “Ginevra è una città abitata da moltissimi 'expats', si respira un clima internazionale, l'identità della città ne è influenzata nel senso del rispetto e dell'integrazione di tante culture diverse. Qui ci sono tutte le nazionalità del mondo e gli italiani non sono che un colorito pezzetto di un grande puzzle colorato. Non è semplice imbastire relazioni durature, perché qui è come un porto, con molta gente che arriva, rimane un po' e poi riparte. Per quelli come me che si insediano per lunghi periodi, Ginevra offre comunque tanti vantaggi: un tenore di vita impensabile in Italia (e non solo in Italia), sicurezza, un ottimo contesto per crescere un bimbo, tante attività culturali e sportive, la natura a due passi, un aeroporto per evadere quando se ne ha voglia, e tutto ciò in una città tutto sommato piccola (Ginevra conta 170.000 abitanti), senza quindi le problematiche delle megalopoli”.
Laureatosi a Perugia in Scienze Politiche, Danio non è “fuggito” dall'Italia. Fin dall'inizio dell'università ha coltivato l'idea di completare gli studi all'estero: “L'Umbria non era necessariamente il luogo ideale per spendere una laurea orientata verso il settore internazionale”.
Ecco dunque il master in diritto internazionale al Graduate Institute of International Studies di Ginevra, l'istituto universitario creato alla fine degli anni '20 per fornire funzionari alle nascenti organizzazioni internazionali: “È un miracolo che la mia candidatura sia stata accettata in un istituto così prestigioso. Vi insegnavano (e vi insegnano tuttora) grandi prof. di diritto, economia, storia e scienza politica, come Hans Kelsen e Georges Abi-Saab. Tra gli ex-studenti vi è Kofi Annan (ex segretario generale ONU), Mohamed El Baradei (nobel per la pace), Leonid Hurwicz (nobel per l'economia), svariati capi di stato o di governo, ministri, ambasciatori”.
Danio si trasferisce a Ginevra nell'ottobre del 2001. Una vita di studio e di sacrifici: “Pochi soldi in tasca in una delle città più care del mondo, un programma di studi molto denso per i due anni di master... Abitavo in una stanzetta di 10 mq. - un ex-ufficio -, bagno in comune con l'inquilina della stanzetta accanto, ma era l'unica sistemazione abbordabile. Cucinavo in camera e lavavo i piatti al bagno. Studiavo e basta, vita sociale zero”.
Ma si aprono presto le prime porte: “Alla fine del primo anno ho fatto uno stage alle Nazioni Unite. Poi all'inizio del secondo anno, uno dei miei professori mi ha proposto di diventare assistente all'università di Ginevra, con l'accordo che dopo il master avrei fatto un dottorato. Era il 2003. Non avevo previsto di rimanere a Ginevra dopo il master, ma non potevo lasciarmi sfuggire una simile opportunità. Per la prima volta venivo pagato per fare quello che mi piaceva!”
Mentre porta avanti il dottorato in diritto internazionale al Graduate Institute, Danio ha l'opportunità di lavorare come assistente e ricercatore presso l'università di Ginevra e come consulente: “Si trattava di una vera e propria attività professionale, con uno stipendio rispettabile, a differenza dell'Italia dove invece gli assistenti hanno un 'assegno di ricerca' di solito insufficiente. Ho avuto l'occasione di interagire col mondo delle organizzazioni internazionali, di pubblicare svariati articoli; ho insegnato per sei anni a studenti del corso di laurea e del master; ho partecipato a varie conferenze in Svizzera e all'estero; ho fatto diverse consulenze per clienti del settore private e pubblico; insomma ho potuto svolgere una serie di attività di cruciale importanza, che purtroppo non sono previste per i dottorandi delle università italiane”.
Dal 2009 Danio inizia a lavorare presso l'Organizzazione mondiale del Commercio: “Doveva essere una breve consulenza di poche settimane, ma dopo 5 anni sono ancora qua...”. L'OMC, la cui unica sede è a Ginevra, elabora ed attua trattati di libero scambio commerciale fra i 160 membri, allo scopo di ridurre i dazi doganali e facilitare gli scambi commerciali internazionali: “Gli effetti dei trattati conclusi in seno all'OMC” – dice Danio – “sono intorno a noi tutti i giorni: la maglietta fabbricata in Asia dall'azienda europea usando cotone americano esiste e costa poco grazie a questi trattati, che sono un fattore chiave dello sviluppo dei paesi poveri e della stabilità economica globale”.
All'OMC Danio si è occupato di diritto amministrativo internazionale, ha seguito i lavori di costruzione e rinnovo della sede, quindi nel 2013 è passato a occuparsi degli organi decisionali, sempre come giurista ("legal affairs specialist" è il suo titolo ufficiale); è in questa veste che ha partecipato all'organizzazione della conferenza ministeriale tenutasi a Bali lo scorso dicembre.
Per un percorso come il suo, la laurea acquisita in Italia non è che una modesta base di partenza: “L'università italiana mi ha dato l'infarinatura generica che mi ha permesso di affrontare il master, ma non posso dire che per il lavoro che svolgo attualmente (o per il lavoro svolto all'università di Ginevra) la laurea italiana sia stata decisiva. Nel mio ambito lavorativo la laurea è praticamente considerata 'scuola dell'obbligo'; il master è un requisito minimo anche per posizioni molto junior e lingue come il francese e l'inglese si danno talmente per scontate che non si mettono neanche nel curriculum. In un contesto così competitivo, il neolaureato che non padroneggi almeno un paio di lingue straniere e che possegga solo le nozioni apprese all'università è spacciato...”
Dal punto di vista della formazione, Danio si sente pertanto molto riconoscente verso la Svizzera: “Mi ha permesso di formarmi presso istituti prestigiosi (benché pubblici) e con costi molto contenuti. Malgrado la vita qua sia cara, le tasse universitarie sono irrisorie, inferiori anche a quelle italiane, a fronte di un livello di istruzione di prim'ordine”.
Il lavoro è gratificante, ma impegnativo: “Mia moglie ed io lavoriamo entrambi a tempo pieno ed abbiamo datori di lavoro esigenti: non dobbiamo dunque lasciare niente al caso, la puntualità e la rigorosità sono essenziali. Ci vuole una buona dose di energie e di organizzazione”.
Per quanto la sua italianità si sia “annacquata” con il tempo, il legame di Danio Campanelli con la terra d'origine è tutt'altro che spezzato: “Quello che mi manca sono i miei genitori e mia sorella, il clima, il cibo, i vecchi amici... Tutti elementi di cui posso approfittare solo quando torno giù. Le mie radici altotiberine le vivo ormai solo in occasione delle regolari trasferte in terra natia”.
Di quanto porti con sé, nel profondo, della sua terra, Danio sottolinea un aspetto del carattere: “Penso che la schiettezza e il senso pratico contadino siano tratti che accomunino parecchi tifernati, me compreso”.